Dal 3 agosto 2026 chi ha in casa una stufa a pellet, una stufa a legna, un termocamino o un caminetto non può più contare su alcun incentivo statale per sostituirlo: niente detrazione IRPEF, niente Ecobonus, niente Bonus Ristrutturazione, niente Conto Termico 3.0 e niente agevolazioni regionali o comunali. È una delle conseguenze meno raccontate del decreto che recepisce la direttiva europea RED III, e riguarda da vicino moltissime famiglie del Nord Italia, in particolare nelle zone di montagna e pedemontane della Lombardia e del Piemonte dove la legna e il pellet restano ancora oggi una fonte di riscaldamento molto diffusa, spesso in abbinamento a una caldaia a gas.
La notizia ha già generato parecchia confusione online, con titoli che parlano di "divieto" alle stufe a legna: non è così. Non esiste alcun divieto di possedere, accendere o usare una stufa a pellet o un caminetto. Quello che cambia è solo l'aspetto economico: lo Stato smette di aiutarti a pagarla, salvo un'eccezione tecnica precisa che vediamo in dettaglio più avanti in questa guida.
In questo articolo spieghiamo cosa prevede davvero la norma, quali apparecchi restano fuori dagli incentivi e quali invece possono ancora accedervi a certe condizioni, come si intrecciano le nuove regole con le ordinanze regionali anti-smog già in vigore da anni in Lombardia e Piemonte, e quali alternative valutare se stai pensando di sostituire un vecchio impianto a biomassa nei prossimi mesi. L'obiettivo è darti un quadro fattuale e aggiornato, senza allarmismi ma anche senza sottovalutare l'impatto pratico della norma su chi vive in montagna o in collina.
Per chi invece deve sostituire una caldaia a gas o vuole capire il quadro completo degli incentivi 2026 (Ecobonus, sistemi ibridi, Conto Termico 3.0), rimandiamo alla nostra guida generale Bonus caldaia 2026: quali incentivi restano e come averli, che tratta in dettaglio numeri e aliquote che qui non ripetiamo.
La norma di riferimento è il D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, il decreto che recepisce in Italia la direttiva europea RED III (UE 2023/2413) sulle energie rinnovabili. Il decreto è entrato in vigore il 4 febbraio 2026, ma molte delle sue disposizioni più rilevanti per famiglie e PMI, tra cui quella sulla biomassa, si applicano a partire dal 3 agosto 2026, 180 giorni dopo l'entrata in vigore.
Alla base c'è il cosiddetto principio dell'"uso a cascata" della biomassa legnosa: il legislatore europeo considera prioritario destinare il legno e i suoi derivati a impieghi a maggiore valore aggiunto (materiali da costruzione, bioraffinerie, industria del mobile) piuttosto che alla combustione diretta per il riscaldamento domestico. A questo si somma un obiettivo di qualità dell'aria: la combustione di legna e pellet è una delle principali fonti di polveri sottili (PM10 e PM2.5) nella Pianura Padana, un'area che l'Unione Europea segue da anni per i livelli di inquinamento tra i più alti del continente.
Questa non è una norma isolata: si inserisce nello stesso pacchetto normativo che dal 3 agosto 2026 introduce anche l'obbligo di una quota minima di rinnovabile per chi sostituisce l'impianto termico di casa, approfondito nella nostra guida Obbligo Rinnovabili negli Edifici dal 3 Agosto 2026, a cui rimandiamo per la tabella completa delle quote e degli obblighi edilizi: qui ci concentriamo specificamente su cosa cambia per chi possiede o vuole installare un apparecchio a legna o pellet.
L'esclusione riguarda in modo specifico quattro tipologie di apparecchi a biomassa legnosa, quando installati come sostituzione o nuova installazione senza rientrare nell'eccezione tecnica descritta nel prossimo paragrafo:
- stufe a pellet, comprese quelle canalizzate o idro (con scambiatore per l'acqua dell'impianto);
- stufe a legna tradizionali;
- termocamini, cioè i caminetti chiusi collegati all'impianto di riscaldamento;
- caminetti aperti.
Per questi apparecchi, dal 3 agosto 2026, non sono più accessibili: la detrazione IRPEF (Ecobonus 50%/36%), il Bonus Ristrutturazione, il Conto Termico 3.0 e qualunque agevolazione regionale o comunale legata all'acquisto o all'installazione. Chi ha già installato e pagato l'intervento prima di questa data non è toccato: le rate di detrazione già maturate restano regolarmente rimborsate.
| Apparecchio o intervento | Ecobonus / Bonus Ristrutturazione | Conto Termico 3.0 | Agevolazioni regionali/comunali |
|---|---|---|---|
| Stufa a pellet standard | No | No | No |
| Stufa a legna tradizionale | No | No | No |
| Termocamino | No | No | No |
| Caminetto aperto | No | No | No |
| Sostituzione di vecchia biomassa con nuova ad alta efficienza (5 stelle) | Sì | Sì | Verificare caso per caso |
| Pompa di calore elettrica | Sì | Sì | Verificare caso per caso |
| Sistema ibrido factory-made (caldaia + pompa di calore) | Sì | Sì | Verificare caso per caso |
| Solare termico | Sì | Sì | Verificare caso per caso |
Va sottolineato un punto pratico: l'esclusione riguarda gli incentivi, non l'apparecchio in sé. Puoi ancora comprare, installare e usare legalmente una stufa a pellet o a legna in tutta Italia: semplicemente lo fai a prezzo pieno, senza alcun sostegno pubblico, un po' come già succede dal 2025 per le caldaie alimentate solo a gas.
Il decreto lascia una porta stretta ma concreta per chi possiede già un impianto a biomassa vecchio e inefficiente: è ancora possibile accedere agli incentivi sostituendolo con un generatore della stessa categoria, a patto che il nuovo apparecchio rispetti requisiti tecnici stringenti. Le fonti ufficiali e i principali operatori del settore convergono su questi criteri:
- certificazione ambientale a 5 stelle, la classificazione più alta prevista dal DM 186/2017 per i generatori a biomassa;
- rendimento termico utile elevato, indicativamente non inferiore all'87% (il valore esatto richiesto dal GSE varia in base alla potenza nominale dell'apparecchio, quindi va verificato sulla scheda tecnica specifica del modello);
- emissioni di particolato primario non superiori a 1 mg/Nm³;
- pellet certificato in classe A1 secondo la norma UNI EN ISO 17225-2 (marchio ENplus A1), con obbligo di conservare le ricevute di acquisto come prova della qualità del combustibile utilizzato;
- manutenzione periodica obbligatoria, generalmente ogni due anni, da documentare per mantenere il diritto all'incentivo nel tempo.
In pratica, l'eccezione è pensata per chi oggi ha una vecchia stufa o caldaia a biomassa di fascia bassa (spesso senza alcuna stella o con 2-3 stelle) e la sostituisce con un modello di ultima generazione, molto più pulito ed efficiente. Non è invece pensata per chi installa un primo impianto a biomassa in una casa che prima non ne aveva uno, né per chi vuole affiancare una stufa a un impianto già esistente senza sostituirlo: in questi casi l'incentivo non è previsto.

Per chi vive in Lombardia o in Piemonte, il nuovo stop agli incentivi si somma a regole regionali anti-smog che esistono da tempo e che vanno tenute distinte dalla questione degli incentivi statali: riguardano l'uso e l'installazione degli apparecchi, non il loro finanziamento pubblico.
In Piemonte, dal 2018 è vietata l'installazione di nuovi generatori a biomassa legnosa che non rispettino requisiti minimi di emissione, generalmente equivalenti ad almeno 3-4 stelle secondo la classificazione ambientale, con un limite di potenza tipicamente fissato a 35 kW; gli apparecchi più vecchi già installati possono continuare a essere utilizzati, ma restano soggetti alle limitazioni nei giorni di allerta smog previste dai piani regionali per la qualità dell'aria.
In Lombardia le regole sono tra le più severe d'Italia: le ordinanze regionali e comunali limitano l'uso dei generatori a biomassa con classi di emissione basse, soprattutto nei periodi di allerta inquinamento nella stagione fredda, con sanzioni che secondo le fonti di settore possono arrivare fino a 5.000 euro per chi non rispetta i limiti. Il riferimento tecnico per l'installazione a norma resta la UNI 10683 per gli apparecchi fino a 35 kW.
Queste ordinanze vengono aggiornate ogni anno all'inizio della stagione fredda e possono variare da un Comune all'altro all'interno della stessa provincia: prima di installare un nuovo apparecchio, o anche solo prima di continuare a usare un vecchio modello nei mesi invernali, verifica sempre l'ordinanza specifica del tuo Comune di residenza, oltre ai requisiti nazionali per l'incentivo di cui abbiamo parlato sopra.
Se stai valutando la sostituzione di un vecchio impianto termico, tre famiglie di soluzioni restano pienamente accessibili agli incentivi 2026, con le stesse aliquote Ecobonus (50% abitazione principale, 36% altri immobili) e con accesso al Conto Termico 3.0 fino al 65% dei massimali calcolati dal GSE:
- la pompa di calore elettrica, che elimina del tutto la combustione e recupera energia gratuita dall'aria esterna;
- il sistema ibrido factory-made, cioè il pacchetto caldaia a condensazione più pompa di calore certificato dal produttore come unico prodotto;
- il solare termico, in particolare come complemento per la produzione di acqua calda sanitaria.
Per il quadro completo di aliquote, massimali del Conto Termico 3.0, documenti necessari e differenze tra detrazione fiscale e contributo diretto GSE, la nostra guida Bonus caldaia 2026 resta il riferimento più aggiornato: qui non ripetiamo quei numeri per evitare disallineamenti, e ti invitiamo a consultare quell'articolo prima di firmare qualsiasi preventivo. Per chi ha già una pompa di calore o la sta valutando insieme al caro gas di quest'estate, utile anche la nostra guida aggiornata al Conto Termico 3.0 e al prezzo del gas.
C'è un secondo effetto del D.Lgs. 5/2026 che interagisce con quanto visto finora: dal 3 agosto 2026, chi presenta una pratica edilizia per sostituire l'impianto termico deve rispettare una quota minima di copertura da fonti rinnovabili, pari al 15% dei consumi termici per gli edifici privati (20% per i pubblici). Una stufa a pellet o a legna, per il modo in cui viene contabilizzata la norma, non copre automaticamente questa quota come farebbe una pompa di calore, il che rende la sostituzione con un apparecchio a biomassa, anche se rientrasse nell'eccezione tecnica, una scelta da valutare con un tecnico anche sul fronte urbanistico, non solo su quello fiscale.
Abbiamo dedicato una guida specifica a questo obbligo, con la tabella completa delle quote per tipo di intervento e la checklist operativa da seguire: Obbligo Rinnovabili negli Edifici dal 3 Agosto 2026. Se stai pianificando un intervento che coinvolge anche l'impianto termico e non solo la stufa, è la lettura giusta per completare il quadro.
Se hai già installato e pagato la stufa o il caminetto prima del 3 agosto 2026, non cambia nulla per te: nessun obbligo di sostituzione, nessuna sanzione retroattiva, e le eventuali rate di detrazione già in corso continuano regolarmente. La norma riguarda solo le nuove installazioni e sostituzioni da questa data in avanti.
Se invece stai valutando di sostituire un vecchio apparecchio nei prossimi mesi, la prima cosa da fare è capire in quale delle due situazioni ti trovi: puoi rientrare nell'eccezione tecnica per l'alta efficienza (5 stelle, rendimento elevato, pellet certificato) oppure no. Nel primo caso, un tecnico qualificato può verificare se il modello che stai considerando rispetta i requisiti e prepararti la documentazione per l'incentivo residuo. Nel secondo caso, prima di procedere a prezzo pieno con una nuova biomassa, vale la pena confrontare i costi con un'alternativa che resta pienamente incentivata, come vediamo nel paragrafo successivo.
Un caso frequente nella pratica: chi ha una vecchia stufa a legna di fascia bassa (senza stelle o con 1-2 stelle) spesso scopre, facendo due conti con un tecnico, che il costo aggiuntivo per un modello 5 stelle certificato è comunque coperto in buona parte dall'incentivo residuo, mentre chi non rientra nei requisiti si ritrova a valutare da zero se restare sulla biomassa a prezzo pieno o passare a una soluzione elettrica incentivata.
Non esiste una risposta univoca valida per tutte le case: la scelta dipende dalla zona climatica, dalla disponibilità di gas metano, dall'isolamento dell'edificio e dal budget disponibile. Alcuni criteri pratici che usiamo nelle consulenze SEI possono comunque aiutare a orientarsi:
- Se la casa è già collegata al metano e hai un impianto a radiatori tradizionali, un sistema ibrido factory-made è spesso la soluzione più semplice: mantiene la caldaia per i picchi di freddo e usa la pompa di calore per la maggior parte della stagione, con incentivi pienamente accessibili.
- Se vuoi eliminare del tutto la dipendenza dal gas e hai (o prevedi di installare) un impianto fotovoltaico, la pompa di calore elettrica è la scelta con il potenziale di risparmio più alto nel tempo, soprattutto abbinata all'autoconsumo.
- Se vivi in una zona di montagna senza allaccio al metano e la tua vecchia stufa o caldaia a biomassa ha più di 10-15 anni, verifica prima di tutto se il nuovo modello che stai valutando rientra nei requisiti dell'eccezione 5 stelle: in molti casi la biomassa certificata resta la soluzione più pratica anche dopo il 3 agosto 2026.
- Se la tua priorità è la qualità dell'aria interna ed esterna e vivi in un'area già soggetta a limitazioni anti-smog frequenti, la pompa di calore elimina il problema alla radice, senza dover verificare ogni anno l'ordinanza regionale in vigore.

È importante non generalizzare: nelle valli alpine e prealpine della Lombardia e del Piemonte, dalla Valtellina alla Val Camonica fino alle valli del Cuneese e del Verbano, il metano spesso non arriva e il GPL ha costi elevati. In questi contesti la biomassa legnosa, se gestita con apparecchi moderni e certificati, resta una fonte di riscaldamento sensata dal punto di vista sia economico sia della disponibilità locale del combustibile.
Il messaggio pratico della norma per chi vive in queste zone non è "abbandona la legna", ma "se sostituisci un vecchio impianto, scegli un modello che rispetti i nuovi requisiti tecnici": la differenza di prezzo tra un apparecchio generico e uno certificato 5 stelle è spesso compensata proprio dall'incentivo residuo, oltre che da consumi di pellet o legna inferiori a parità di calore prodotto, grazie al rendimento più alto.
Anche in questi casi, comunque, un confronto con una pompa di calore ad alta efficienza in bassa temperatura o con un sistema ibrido resta un esercizio utile prima di decidere: nelle valli più fredde il dimensionamento e la scelta tecnologica vanno valutati caso per caso da un tecnico che conosca sia il clima locale sia le regole di incentivo aggiornate, e SEI è presente con la propria rete di installatori partner anche nelle aree meno servite dalla rete del gas.
- Affidarsi a un preventivo che promette "incentivo garantito" su una stufa a pellet standard senza verificare se rientra davvero nei requisiti 5 stelle: è l'errore più costoso, perché lo scopri solo in fase di pratica GSE o ENEA, quando ormai l'apparecchio è già installato.
- Confondere il divieto di uso con lo stop agli incentivi: nessuna norma nazionale vieta di accendere una stufa a legna già installata, ma le ordinanze regionali anti-smog possono comunque limitarne l'uso nei giorni di allerta, indipendentemente dagli incentivi.
- Non verificare la certificazione ENplus A1 del pellet utilizzato: per gli impianti che rientrano nell'eccezione, conservare le ricevute di acquisto del pellet certificato è parte della documentazione richiesta.
- Saltare la manutenzione periodica obbligatoria: per gli apparecchi ammessi all'eccezione, la manutenzione documentata ogni due anni è generalmente un requisito per mantenere il diritto all'incentivo nel tempo, non solo un consiglio di buon senso.
- Decidere sull'onda dell'emergenza (stufa rotta a dicembre) senza confrontare almeno due alternative: biomassa certificata e pompa di calore hanno costi di partenza e tempi di rientro molto diversi, e la scelta va fatta con calma quando possibile.
Devi sostituire una vecchia stufa o caldaia a biomassa?
I tecnici SEI verificano il tuo impianto attuale, controllano se rientri nell'eccezione per l'alta efficienza e ti propongono la soluzione più adatta tra biomassa certificata, sistema ibrido e pompa di calore, con simulazione degli incentivi disponibili.
Richiedi un sopralluogo gratuitoVuoi parlarne con un tecnico?
Lasciami un recapito: ti richiamiamo noi, senza impegno.
Vuoi capire quanto puoi risparmiare?
Sopralluogo e preventivo gratuiti, senza impegno: un nostro consulente analizza la tua situazione e ti propone la soluzione giusta.
Richiedi il preventivo gratuito
