Il Conto Termico 3.0, pienamente operativo dal 2026, riconosce un incentivo a fondo perduto fino al 65% delle spese a chi sostituisce una vecchia caldaia con una pompa di calore, un impianto a biomassa o un sistema solare termico, con una copertura che sale fino al 100% per edifici pubblici e scuole. Non è una detrazione fiscale spalmata su dieci anni, ma un contributo economico diretto erogato dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), spesso in un'unica soluzione. È la revisione più ampia del meccanismo gestito dal GSE dal 2016 a oggi, e cambia le convenienze per famiglie, condomini, pubbliche amministrazioni e imprese che nel 2026 devono decidere come e quando efficientare gli impianti di casa o dell'azienda.
Il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre 2025 ed è entrato in vigore il 25 dicembre 2025; le regole operative del GSE, arrivate nei sessanta giorni successivi, hanno reso il meccanismo pienamente operativo tra gennaio e febbraio 2026. Rispetto al Conto Termico 2.0, la versione 3.0 amplia la platea dei beneficiari, introduce contributi a fondo perduto anche per interventi strategici nell'industria e nei grandi complessi edilizi e, punto che cambia le priorità di molte famiglie e aziende, vieta alle imprese che accedono all'incentivo l'installazione di nuove apparecchiature alimentate a combustibili fossili, gas naturale incluso.
In questa guida vediamo, tecnologia per tecnologia, quanto vale l'incentivo, chi può richiederlo davvero (un punto su cui circolano molte semplificazioni, soprattutto su fotovoltaico e cappotto termico), come si combina con il Bonus Casa 2026 e con i bandi regionali per le imprese, quali errori evitare in fase di richiesta e come orientarsi tra le diverse strade quando l'obiettivo è sostituire una caldaia, installare un impianto fotovoltaico, mettere una pompa di calore o ristrutturare un immobile in ottica di efficienza energetica. I dati normativi citati sono aggiornati a luglio 2026: per interventi che partiranno nei prossimi mesi verifica sempre le condizioni vigenti sul portale GSE (Portaltermico) o con un consulente, perché aliquote e massimali di questi strumenti vengono rivisti periodicamente.
Cos'è il Conto Termico 3.0 e chi può richiederlo
Il Conto Termico è un meccanismo di incentivazione gestito interamente dal GSE che, a differenza delle detrazioni fiscali IRPEF/IRES come il Bonus Casa, eroga un contributo economico diretto tramite bonifico sul conto corrente del beneficiario, senza dover attendere il recupero in dichiarazione dei redditi. Questo lo rende particolarmente interessante per chi non ha capienza fiscale sufficiente per sfruttare un bonus edilizio, per gli enti pubblici (che non pagano imposte sui redditi) e per chi vuole rientrare dell'investimento in tempi brevi invece che in dieci anni.
La platea dei beneficiari è ampia ma non uniforme: cambia in base al soggetto e, soprattutto, in base al tipo di intervento. Possono presentare domanda privati cittadini proprietari o titolari di un diritto reale sull'immobile, condomini (tramite l'amministratore, per le parti comuni), pubbliche amministrazioni (comuni, scuole, ASL, ospedali, edifici del demanio) e imprese di qualsiasi settore e dimensione. Il punto che genera più confusione, e su cui questa guida torna più volte, è che non tutti i soggetti hanno accesso a tutti gli interventi: come vedremo, fotovoltaico e isolamento dell'involucro (cappotto, infissi) sono riservati a PA ed edifici del terziario, non alle abitazioni private residenziali.
Gli interventi ammessi si dividono in due grandi famiglie normative. Il Titolo III riguarda la produzione di energia termica da fonti rinnovabili: pompe di calore, caldaie e stufe a biomassa, solare termico, scaldacqua a pompa di calore, allaccio a teleriscaldamento, microcogenerazione da fonti rinnovabili. Questi interventi sono aperti anche ai privati su edifici residenziali. Il Titolo II riguarda invece l'efficientamento dell'involucro edilizio e gli impianti elettrici collegati (cappotto termico, infissi, fotovoltaico, building automation): questi interventi sono riservati alle pubbliche amministrazioni e agli edifici del settore terziario (uffici, negozi, capannoni, categorie catastali diverse dal residenziale), e restano fuori dalla portata dei privati che vogliono efficientare la propria abitazione.
Come funziona: dalla richiesta all'erogazione
Il processo per ottenere gli incentivi è interamente digitale e passa attraverso il portale del GSE, il Portaltermico. Per i privati la procedura è in gran parte semplificata: l'impianto viene installato, il tecnico o l'installatore incaricato carica la documentazione (fatture, scheda tecnica, asseverazione dei requisiti) e la richiesta viene valutata secondo l'ordine cronologico di arrivo. Per gli interventi di maggiore complessità, tipicamente le imprese e i grandi progetti su edifici pubblici, è invece richiesta una richiesta preliminare al GSE prima dell'avvio dei lavori, con la descrizione del progetto e dei costi previsti: partire con i lavori prima di questo passaggio, per queste categorie, può far perdere il diritto all'incentivo. Il GSE indica sul proprio sito le finestre temporali entro cui presentare la richiesta dopo la conclusione dei lavori: verifica sempre il termine aggiornato sul Portaltermico prima di far scadere i documenti, perché su questo aspetto le regole operative possono essere modificate.
Una volta perfezionato il contratto-tipo con il GSE, l'erogazione avviene entro l'ultimo giorno del mese successivo al bimestre in cui la pratica si è conclusa. Per importi complessivi fino a 15.000 euro il pagamento arriva in un'unica soluzione; oltre questa soglia l'incentivo viene ripartito in rate annuali costanti, distribuite su un periodo che va da 2 a 5 anni a seconda della tipologia di intervento e dell'importo complessivo.
Sul fronte dei pagamenti, conserva sempre con cura le fatture e la documentazione che dimostra l'avvenuto pagamento tracciabile (bonifico, carta, altri strumenti tracciabili secondo le regole operative in vigore al momento della richiesta), insieme all'attestato di prestazione energetica (APE) pre e post intervento quando previsto: sono la base della verifica che il GSE può effettuare anche a incentivo già erogato. Le regole esatte sul metodo di pagamento accettato vanno sempre confermate sul Portaltermico al momento della richiesta, perché possono differire da quelle delle detrazioni fiscali.
Le percentuali di incentivo per ogni tecnologia
Le percentuali variano molto in base alla tecnologia installata e, per alcuni interventi, in base alle prestazioni energetiche dichiarate (coefficiente SCOP o SPER per le pompe di calore). Altrettanto importante è la colonna "chi può richiederlo": due voci della tabella, isolamento termico e fotovoltaico, sono riservate a PA e terziario e NON sono accessibili ai privati su abitazioni residenziali.
| Intervento | Incentivo | Chi può richiederlo | Note |
|---|---|---|---|
| Pompe di calore (sostituzione impianto esistente) | 65% delle spese ammissibili | Privati, condomini, PA, imprese | Percentuale calcolata anche in base al coefficiente SCOP/SPER dichiarato |
| Caldaie e stufe a biomassa | 65% delle spese ammissibili | Privati, condomini, PA, imprese | Coefficienti di calcolo più favorevoli rispetto al Conto Termico 2.0 |
| Solare termico | 65% delle spese ammissibili | Privati, condomini, PA, imprese | In base a produttività dell'impianto e coefficienti di valorizzazione energetica |
| Isolamento termico (cappotto, infissi) | 40% delle spese ammissibili (65% per trasformazioni NZEB) | Solo PA ed edifici del terziario | Privati su abitazioni residenziali ESCLUSI: per la casa si usa il Bonus Casa |
| Impianti fotovoltaici | 20% delle spese ammissibili | Solo PA ed edifici del terziario, sempre abbinato a una pompa di calore elettrica | Privati su abitazioni residenziali ESCLUSI. Massimale 1.050-1.500 €/kW |
| Scaldacqua a pompa di calore | 500-1.500 € a unità | Privati, condomini, PA, imprese | Importo variabile in base alla capacità del serbatoio |
| Edifici pubblici, scuole, strutture sanitarie | fino al 100% delle spese | Solo PA | Unico caso di copertura integrale del costo dell'intervento |
A queste percentuali si sommano alcune maggiorazioni: un +10% per i componenti prodotti esclusivamente nell'Unione Europea, e una maggiorazione tra il 5% e il 15% per i moduli fotovoltaici iscritti nel registro dei prodotti ad alto valore tecnologico gestito da ENEA (dove il fotovoltaico è ammissibile). Per interventi di grande scala, come l'isolamento termico di edifici estesi, sono inoltre previsti massimali assoluti che possono arrivare fino a 1.000.000 di euro di incentivo per singolo progetto.

Pompe di calore: la tecnologia che il Conto Termico 3.0 premia di più
Tra tutte le tecnologie ammesse ai privati, la pompa di calore è quella su cui il legislatore ha puntato con più decisione: incentivo al 65%, requisiti tecnici (SCOP per il riscaldamento, SEER per il raffrescamento) verificabili con la scheda tecnica del produttore, e nessun vincolo di reddito. A differenza di una caldaia tradizionale, che brucia un combustibile fossile, la pompa di calore trasferisce calore dall'esterno (aria, acqua o terreno) all'interno dell'edificio: per ogni kWh elettrico consumato dal compressore può trasportarne diverse volte in calore, il che la rende più efficiente ed economica nel lungo periodo, specie se abbinata a un impianto fotovoltaico (nei casi in cui quest'ultimo è ammesso, vedi più avanti). La maggior parte dei modelli moderni è inoltre reversibile: riscalda in inverno e rinfresca in estate, sostituendo in un solo impianto sia la vecchia caldaia sia il condizionatore.
Un esempio concreto aiuta a capire l'impatto reale: per la sostituzione dell'impianto di riscaldamento di una villetta di circa 150 m², con un costo complessivo dell'intervento (fornitura più posa) tra 12.000 e 15.000 euro, l'incentivo può coprire indicativamente tra 7.800 e 9.750 euro, erogati in unica soluzione se l'importo resta sotto la soglia dei 15.000 euro. Il calcolo esatto non è una semplice percentuale sulla fattura: il GSE determina una "spesa ammissibile" standardizzata in base alla tecnologia e all'efficienza dichiarata (SCOP), e applica la percentuale su quel valore, che comunque non supera mai il costo effettivamente sostenuto.
Un punto spesso frainteso è la cumulabilità: sullo stesso intervento non è possibile sommare il Conto Termico e una detrazione fiscale (come l'Ecobonus o il Bonus Casa), perché i due strumenti sono alternativi tra loro per lo stesso costo. È invece possibile, nello stesso immobile, usare il Conto Termico per la pompa di calore e una detrazione fiscale per un intervento diverso, ad esempio il rifacimento del bagno, purché le spese siano tenute separate e documentate distintamente. Per le imprese la pompa di calore ha un ruolo ancora più strategico, perché il divieto di installare nuovi generatori a combustibili fossili nel Conto Termico 3.0 la rende, di fatto, la scelta tecnica più naturale per chi vuole accedere al contributo.
Caldaie: perché il fossile è sempre più penalizzato
Il 2026 segna un cambio di passo netto per chi lavora con le caldaie tradizionali. Sul fronte degli incentivi statali, il Bonus Casa esclude esplicitamente, per il triennio 2025-2027, le spese per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili: chi installa una caldaia a gas come unico generatore, quindi, non potrà portarla in detrazione con il bonus ristrutturazioni. Sul fronte del Conto Termico 3.0, per le imprese il divieto è ancora più netto: è vietata l'installazione di qualsiasi nuovo generatore a combustibili fossili, gas naturale compreso, per chi accede all'incentivo su qualsiasi altro intervento.
Cosa resta ammesso, quindi? Le caldaie a biomassa (pellet, cippato da filiere certificate) restano pienamente incentivabili al 65% con il Conto Termico, purché di classe di rendimento ed emissioni elevata. Restano inoltre ammesse le soluzioni ibride, in cui una pompa di calore lavora in abbinamento a una caldaia a condensazione esistente (spesso mantenuta come backup nei giorni più freddi): in questo caso l'esclusione del Bonus Casa per le "caldaie uniche" a fossili non si applica, perché il sistema non è un generatore unico a gas, ed è la componente a pompa di calore a poter comunque accedere agli incentivi.
Per chi ha ancora una caldaia a gasolio o una vecchia caldaia a gas a bassa efficienza, il messaggio del quadro normativo 2026 è chiaro: il costo di sostituzione con una pompa di calore, al netto dell'incentivo al 65%, si avvicina sempre di più (e in alcuni casi supera in convenienza) quello di una nuova caldaia a gas senza sconti, specie considerando anche il risparmio in bolletta nel medio periodo. Scopri di più sulle soluzioni caldaie proposte da SEI per valutare la sostituzione più adatta al tuo immobile.
Fotovoltaico: quando (e per chi) si può ottenere l'incentivo
Qui va fatta la massima chiarezza, perché è il punto della normativa più frainteso: il fotovoltaico del Conto Termico 3.0 non è accessibile ai privati su abitazioni residenziali. L'intervento (identificato come II.H nelle regole operative) è riservato alle pubbliche amministrazioni su qualsiasi edificio e ai privati/imprese esclusivamente su edifici del settore terziario (uffici, negozi, capannoni e altre categorie catastali diverse dalla residenziale). Chi possiede una casa privata e vuole installare pannelli fotovoltaici non può quindi contare su questo incentivo per il fotovoltaico, indipendentemente da quali altri interventi stia facendo in casa.
Anche dove è ammesso, il fotovoltaico non è richiedibile da solo: deve essere realizzato contestualmente alla sostituzione dell'impianto di climatizzazione con una pompa di calore elettrica (i sistemi ibridi pompa di calore più caldaia a gas non abilitano l'incentivo fotovoltaico). L'incentivo riconosciuto è pari al 20% delle spese ammissibili, con un massimale di costo tra 1.050 e 1.500 euro per kW installato, e l'importo per fotovoltaico e accumulo non può comunque superare quello riconosciuto per la pompa di calore trainante.
Per una famiglia che vuole un impianto fotovoltaico sulla propria abitazione, la strada pratica resta quindi un'altra: l'investimento diretto (spesso già conveniente grazie al risparmio in bolletta e all'autoconsumo), la detrazione fiscale ordinaria del Bonus Casa quando applicabile all'intervento, lo Scambio sul Posto o il Ritiro Dedicato gestiti dal GSE per l'energia immessa in rete, e la partecipazione a una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) per condividere e valorizzare la produzione in eccesso con altri membri della comunità — uno strumento nazionale distinto dal Conto Termico. Approfondisci le soluzioni fotovoltaiche SEI per valutare la configurazione più adatta al tuo tetto, oppure consulta la sezione incentivi del sito per l'elenco aggiornato degli strumenti realmente disponibili per la tua situazione.
Cappotto termico e ristrutturazione: perché per la casa si passa dal Bonus Casa
Anche per il cappotto termico e la sostituzione di infissi vale la stessa regola vista per il fotovoltaico: sono interventi del Titolo II del Conto Termico 3.0, con incentivo del 40% (65% per trasformazioni che portano l'edificio a status NZEB, Nearly Zero-Energy Building) e massimali indicativi tra 150 e 350 €/m², ma riservati a pubbliche amministrazioni ed edifici del settore terziario. Un privato che vuole isolare la propria abitazione o cambiare gli infissi di casa non può quindi accedere al Conto Termico per questo intervento.
Per la casa, lo strumento di riferimento resta il Bonus Casa (bonus ristrutturazioni). Nel 2026 riconosce una detrazione del 50% per l'abitazione principale e del 36% per le altre unità immobiliari, su un limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare nel triennio 2025-2027, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. Dal 2027, salvo proroghe, le aliquote scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%: chi ha in programma lavori di isolamento o ristrutturazione ha quindi un incentivo concreto ad anticipare l'intervento nel 2026 per bloccare l'aliquota più alta.
Un punto tecnico da non sottovalutare riguarda l'articolo 16-ter del TUIR: per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro esiste un tetto complessivo alle detrazioni fiscali fruibili ogni anno, che varia da 8.000 a 14.000 euro a seconda del numero di figli a carico. Questo limite si applica alla somma di tutte le detrazioni edilizie richieste, e può ridurre concretamente la rata annuale effettivamente recuperabile per chi ha redditi medio-alti e più interventi in corso.
La combinazione più efficiente, per una famiglia che ristruttura in profondità, è quindi tipicamente questa: il Conto Termico per l'impianto tecnologico (la pompa di calore, che è ammessa ai privati), e il Bonus Casa per le opere edili — cappotto, infissi, rifacimento bagni, impianti elettrici — che il Conto Termico non copre per un'abitazione residenziale. Le imprese e la PA, al contrario, possono valutare il Conto Termico anche per cappotto, infissi e fotovoltaico, spesso insieme ai bandi regionali visti nella prossima sezione.

Bandi regionali per le imprese: risorse a fondo perduto oltre il Conto Termico
Per le imprese, il Conto Termico non è l'unica fonte di finanziamento disponibile nel 2026, ed è anche l'ambito in cui fotovoltaico e cappotto tornano pienamente accessibili (trattandosi di edifici del terziario, non residenziali). Diverse Regioni hanno attivi bandi dedicati all'efficientamento energetico che si affiancano, senza sovrapporsi sugli stessi costi, agli strumenti nazionali. La Regione Lombardia, ad esempio, ha un bando efficientamento energetico che include anche le PMI manifatturiere, con contributi a fondo perduto destinati a diagnosi energetiche, sostituzione di impianti e interventi sull'involucro degli stabilimenti produttivi.
La Regione Piemonte ha un bando analogo, dedicato a efficienza energetica ed energie rinnovabili nelle imprese, orientato a cofinanziare interventi su impianti di produzione e processi industriali. A differenza del Conto Termico, che è uno strumento strutturale sempre aperto, i bandi regionali sono provvedimenti a tempo, con risorse limitate: funzionano a sportello (le domande vengono finanziate in ordine cronologico fino a esaurimento fondi) oppure a graduatoria (selezione per punteggio entro una scadenza). Vale sempre la regola della non sovrapponibilità dei costi: un'impresa non può ricevere un contributo regionale e il Conto Termico per la stessa identica spesa, ma può costruire un piano che assegni interventi diversi a strumenti diversi.
Per un'impresa, la strategia più efficiente in genere consiste nel far certificare a un tecnico l'intero piano di efficientamento (diagnosi energetica, elenco interventi, costi previsti) e poi verificare, voce per voce, quale strumento conviene applicare a ciascuna spesa: il bando regionale dove disponibile e più conveniente in percentuale, il Conto Termico per pompe di calore, biomassa, cappotto e fotovoltaico non coperti dal bando, l'ammortamento fiscale ordinario per il resto. Scopri i servizi SEI dedicati alle aziende per una valutazione su misura del mix di incentivi più adatto alla tua attività.
Errori comuni da evitare nella richiesta
Molte richieste di Conto Termico vengono respinte, ritardate o semplicemente presentate per interventi non ammissibili, per errori che si potrebbero evitare con un minimo di pianificazione. Ecco i più frequenti osservati nella pratica:
- Pensare che fotovoltaico e cappotto termico siano accessibili a un'abitazione privata tramite Conto Termico: come visto, per la casa questi interventi passano dal Bonus Casa (cappotto/infissi) o da altri strumenti (fotovoltaico), non dal Conto Termico.
- Avviare i lavori prima di aver presentato la richiesta preliminare, quando questa è obbligatoria (imprese e grandi progetti): fa perdere il diritto all'incentivo su quell'intervento.
- Non verificare in anticipo i requisiti tecnici minimi (SCOP/SEER per le pompe di calore, classe energetica e di emissione per la biomassa) prima di firmare il contratto con l'installatore.
- Dimenticare di richiedere la documentazione per la maggiorazione EU o per il registro ENEA dei moduli fotovoltaici (dove il fotovoltaico è ammissibile), perdendo punti percentuali di incentivo a cui si avrebbe diritto.
- Non conservare correttamente fatture, schede tecniche, prova del pagamento tracciabile e attestati di prestazione energetica, esponendosi a contestazioni in fase di controllo GSE anche dopo l'erogazione.
- Confondere la cumulabilità tra strumenti: pensare di poter sommare Conto Termico e detrazione fiscale sullo stesso identico costo, quando i due strumenti sono alternativi.
- Perdere la finestra temporale per la presentazione della domanda dopo la fine dei lavori: il GSE indica scadenze precise sul Portaltermico, da verificare caso per caso perché possono essere aggiornate con le regole operative.
Conto Termico, Bonus Casa o bando regionale: quale conviene
La scelta dipende prima di tutto dal soggetto e dal tipo di edificio, poi dalla capienza fiscale e dai tempi in cui si vuole rientrare dell'investimento. Per un privato che sostituisce la caldaia con una pompa di calore, il Conto Termico è quasi sempre la scelta migliore: incentivo al 65% ed erogazione rapida, spesso in un'unica soluzione. Per lo stesso privato che deve rifare cappotto, infissi o bagni, il Bonus Casa resta l'unico strumento disponibile, con detrazione 50%/36% su dieci anni. Per un'impresa o una PA, invece, si aprono tutte le strade: Conto Termico su ogni intervento ammesso (incluso fotovoltaico e cappotto), più eventuali bandi regionali a fondo perduto.
| Strumento | Beneficiario tipico | Interventi coperti | Tempi di erogazione |
|---|---|---|---|
| Conto Termico 3.0 — Titolo III | Privati, condomini, PA, imprese | Pompe di calore, biomassa, solare termico, scaldacqua a PdC | Unica soluzione (fino 15.000€) o rate 2-5 anni |
| Conto Termico 3.0 — Titolo II | Solo PA ed edifici del terziario | Cappotto, infissi, fotovoltaico (con PdC abbinata) | Unica soluzione o rate, come sopra |
| Bonus Casa (ristrutturazioni) | Privati con capienza fiscale | Cappotto, infissi, bagni, impianti, manutenzione straordinaria | 10 quote annuali in dichiarazione dei redditi |
| Bandi regionali efficienza energetica | Imprese e PMI | Diagnosi energetiche, impianti, involucro, fotovoltaico | A graduatoria o a sportello, tempi variabili |
Un ultimo aspetto da considerare è il fattore tempo: mentre il Conto Termico 3.0 è uno strumento strutturale, sempre aperto e senza scadenze annuali, sia il Bonus Casa sia i bandi regionali hanno finestre temporali definite. Le aliquote del Bonus Casa sono destinate a scendere dal 2027, e i bandi regionali si esauriscono spesso prima della data di chiusura formale per esaurimento dei fondi stanziati. Chi sta valutando un intervento nel corso del 2026 ha quindi un motivo in più per non rimandare la decisione, verificando fin da subito quali strumenti sono realmente applicabili al proprio caso.
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