Se stai pensando di installare una pompa di calore, il vero ostacolo non è la tecnologia: è capire quali incentivi pompe di calore 2026 puoi usare davvero e quanti soldi ti tornano indietro. Conto Termico 3.0, detrazione al 50%, ecobonus, fondo perduto: le sigle si somigliano, ma la differenza economica tra una scelta e l'altra può superare i 5.000 euro sullo stesso impianto. E una volta avviata la pratica sbagliata, tornare indietro è complicato.
La buona notizia è che nel 2026 gli strumenti disponibili sono pochi e chiari: un contributo a fondo perduto che arriva sul conto corrente (il Conto Termico 3.0, pari al 65% di massimali calcolati dal GSE), due detrazioni fiscali che recuperi in dieci anni (bonus ristrutturazione ed ecobonus, al 50% sull'abitazione principale per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2026) e un vantaggio dedicato alle imprese, l'iperammortamento al 180%. Non si sommano tra loro sulla stessa spesa: devi sceglierne uno, e la scelta giusta dipende dal tuo reddito, dalla casa e da dove vivi.
In questa guida trovi la mappa completa: cosa copre ogni incentivo, quanto vale in euro su casi concreti del Nord Italia, quando conviene l'uno o l'altro e come si presenta la pratica senza errori. Alla fine saprai esattamente quale strumento fa per te — oppure potrai chiederlo a noi, con un sopralluogo e un preventivo gratuiti.
Quali incentivi esistono per le pompe di calore nel 2026?
Nel 2026 gli strumenti principali per i privati sono tre. Il primo è il Conto Termico 3.0, un contributo a fondo perduto erogato dal GSE che arriva direttamente con bonifico sul tuo conto corrente, in tempi rapidi: per le pompe di calore vale il 65% di massimali che il GSE calcola sulle caratteristiche tecniche dell'impianto, non il 65% della fattura. Il secondo è la detrazione fiscale per ristrutturazione: 50% sull'abitazione principale per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2026, 36% sugli altri immobili, recuperata in dieci anni tramite la dichiarazione dei redditi. Il terzo è l'Ecobonus, la detrazione dedicata alla riqualificazione energetica, che nel 2026 segue esattamente le stesse aliquote della detrazione per ristrutturazione: le vecchie percentuali del 65%, 70% e 75% differenziate per tipo di intervento non si applicano più alle spese 2026.
A questi si aggiunge uno strumento riservato alle aziende: l'iperammortamento al 180%, che permette alle imprese di dedurre fiscalmente quasi il doppio del costo dell'investimento in tecnologie per l'efficienza energetica, pompe di calore comprese. Per un capannone, un ufficio o un laboratorio del Nord Italia riscaldato a gas, è spesso la leva più interessante di tutte, e la trovi spiegata nella nostra pagina dedicata alle soluzioni per aziende.
La regola d'oro da fissare subito: questi incentivi non si cumulano tra loro sulla stessa spesa. Per lo stesso impianto devi scegliere o il Conto Termico o la detrazione, non entrambi. Ecco perché prima di firmare qualsiasi preventivo conviene fare due conti sul tuo caso specifico: nella nostra pagina sugli incentivi per l'efficienza energetica trovi il quadro sempre aggiornato, ma la tabella qui sotto ti dà già l'orientamento essenziale.
| Incentivo | Tipo di beneficio | Quanto copre | Tempi di recupero |
|---|---|---|---|
| Conto Termico 3.0 | Fondo perduto (bonifico GSE) | 65% di massimali calcolati dal GSE (non della fattura) | 2-6 mesi, unica rata se l'incentivo non supera 15.000 € |
| Detrazione ristrutturazione | Detrazione IRPEF | 50% abitazione principale, 36% altri immobili | 10 anni, in dichiarazione dei redditi |
| Ecobonus | Detrazione IRPEF | 50% abitazione principale, 36% altri immobili | 10 anni, in dichiarazione dei redditi |
| Iperammortamento (aziende) | Maggiorazione del costo deducibile | 180% del valore dell'investimento | Secondo il piano di ammortamento |
Conto Termico 3.0: il fondo perduto fino al 65%
Il Conto Termico 3.0 è la novità più importante del 2026 per chi sostituisce una vecchia caldaia con una pompa di calore. Il nuovo decreto, in vigore da fine dicembre 2025 e operativo nel corso del 2026, aggiorna la versione 2.0 con massimali di spesa più alti e in linea con i prezzi reali del mercato, e amplia la platea dei beneficiari. Il principio resta lo stesso: non è uno sconto fiscale, è denaro a fondo perduto che il GSE ti bonifica sul conto corrente dopo l'approvazione della pratica.
Quanto ricevi? Qui sta l'equivoco più diffuso e più pericoloso, quindi vale la pena essere precisi. Per le pompe di calore l'incentivo non è il 65% della fattura: è il 65% di massimali che il GSE calcola in base alla potenza della macchina, alla producibilità e alla prestazione stagionale (SCOP o SPER), tenendo conto della zona climatica in cui si trova la casa. La copertura effettiva del costo di un impianto residenziale è quindi tipicamente inferiore al 65% e va verificata caso per caso con una simulazione: chiunque ti prometta "il 65% del costo della pompa di calore" sta semplificando in modo scorretto. Nelle zone climatiche fredde — cioè quasi tutto il Nord Italia — il calcolo è comunque più favorevole, perché l'impianto lavora più ore all'anno. Su una pompa di calore da 12 kW in zona E parliamo indicativamente di un contributo tra 4.000 e 8.000 euro, da confermare con la simulazione sul caso specifico.
Il vantaggio decisivo rispetto alle detrazioni è la velocità: se l'incentivo non supera i 15.000 euro, il GSE lo eroga in un'unica rata, tipicamente entro pochi mesi dalla conclusione della pratica; sopra quella soglia l'erogazione avviene in rate annuali, da due a cinque a seconda dell'intervento. Per un impianto residenziale, quindi, nella quasi totalità dei casi si incassa tutto in una volta. Niente attesa di dieci anni, niente dipendenza dalla tua capienza IRPEF: per pensionati, incapienti e chi ha redditi bassi è quasi sempre la scelta migliore.
Attenzione però ai requisiti: il Conto Termico premia la sostituzione di un impianto esistente (caldaia a gas, gasolio, GPL o biomassa) con una pompa di calore efficiente e certificata, installata a regola d'arte. Nelle nuove costruzioni non si applica. La scelta della macchina giusta conta: nella pagina dedicata alle pompe di calore trovi le tecnologie che proponiamo con i nostri installatori partner qualificati del Nord Italia.
- Sostituzione di un generatore esistente (caldaia a gas, gasolio, GPL o biomassa)
- Pompa di calore con COP minimo certificato secondo i requisiti del decreto
- Installazione eseguita da impresa abilitata, con documentazione tecnica completa
- Pagamenti tracciabili e fatture intestate al soggetto che richiede l'incentivo
- Pratica presentata al GSE tramite Portaltermico entro i termini previsti dalla conclusione dei lavori

Detrazioni fiscali 2026: aliquote reali per prima e seconda casa
La detrazione pompa di calore 2026 segue le regole introdotte con la riforma dei bonus edilizi: 50% per l'abitazione principale e 36% per gli altri immobili, valide per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2026. Attenzione a una precisazione che vale migliaia di euro: il 50% non è "il bonus della prima casa". Spetta soltanto a chi è proprietario o titolare di un diritto reale di godimento sull'unità adibita ad abitazione principale; familiari conviventi, inquilini e comodatari restano al 36% anche se quella casa è la loro abitazione principale. Dal 1° gennaio 2027 le aliquote scendono rispettivamente al 36% e al 30%, salvo proroghe o rimodulazioni previste dalle prossime leggi di bilancio. Tradotto: se hai i requisiti sull'abitazione principale, il 2026 è l'anno in cui la detrazione rende di più, e rimandare a gennaio significa lasciare sul tavolo 14 punti percentuali di spesa.
Il meccanismo è quello classico: porti in detrazione la percentuale della spesa in dieci rate annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi. Qui sta il limite che molti scoprono tardi: serve capienza IRPEF. Se su una spesa di 14.000 euro maturi 7.000 euro di detrazione, devi avere almeno 700 euro di imposta lorda all'anno da compensare per dieci anni. Chi ha redditi bassi, è incapiente o è in regime forfettario rischia di perdere parte del beneficio — un motivo in più per considerare il Conto Termico. C'è poi un secondo tetto di cui si parla poco: per i redditi complessivi superiori a 75.000 euro l'articolo 16-ter del TUIR limita l'importo complessivo degli oneri detraibili, e per i bonus edilizi rileva la singola rata annuale. Se sei in quella fascia, verifica la capienza reale con il tuo consulente fiscale prima di scegliere la detrazione. Va infine ricordato che sconto in fattura e cessione del credito non sono più praticabili per i nuovi interventi: il beneficio si recupera esclusivamente come detrazione.
Sia il bonus ristrutturazione sia l'ecobonus richiedono che la pompa di calore sostituisca l'impianto esistente (o lo integri, nei casi previsti dall'ecobonus), pagamenti con bonifico parlante e, per l'ecobonus, la comunicazione all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Sono adempimenti semplici se gestiti da chi li fa ogni giorno, ma un bonifico ordinario al posto di quello parlante può compromettere l'intera detrazione: è l'errore più frequente che vediamo nei preventivi fai-da-te.
| Periodo | Abitazione principale (proprietario o titolare di diritto reale) | Seconde case, altri immobili, inquilini e familiari conviventi |
|---|---|---|
| Spese 2026 (fino al 31/12/2026) | 50% in 10 anni | 36% in 10 anni |
| Spese dal 2027 (salvo proroghe) | 36% in 10 anni | 30% in 10 anni |
Quale incentivo conviene nel tuo caso: 3 profili tipo
Profilo 1: pensionato in villetta anni '80 in Brianza, caldaia a gasolio da sostituire. Reddito da pensione, IRPEF bassa, zona climatica E. Qui il Conto Termico 3.0 vince quasi sempre: il contributo a fondo perduto arriva in pochi mesi, non richiede capienza fiscale e in zona fredda i massimali GSE sono ai valori più alti. Su una spesa indicativa di 14.000 euro, la simulazione porta a un contributo dell'ordine di 6.000-8.000 euro incassati subito, contro una detrazione che rischierebbe di andare in parte persa per incapienza.
Profilo 2: famiglia bireddito a Monza, abitazione principale di proprietà, caldaia a condensazione recente ma bollette alte. IRPEF robusta, spesa prevista 12.000-16.000 euro con lavori accessori. In questo caso la detrazione al 50% è spesso la più conveniente in valore assoluto: 6.000-8.000 euro recuperati in dieci anni, con la possibilità di includere nella stessa pratica anche opere edili collegate. Il rovescio della medaglia è l'attesa: il beneficio si spalma su dieci dichiarazioni dei redditi e richiede capienza in tutte e dieci.
Profilo 3: seconda casa in montagna, zona climatica F, vecchia caldaia a GPL. Sulla seconda casa la detrazione si ferma al 36%, mentre il Conto Termico non fa differenza tra prima e seconda casa e in zona F raggiunge i valori più alti in assoluto. Risultato: contributo a fondo perduto spesso superiore al valore della detrazione, e incassato subito anziché in dieci anni. È il caso in cui la differenza tra i due strumenti è più clamorosa.
| Profilo | Spesa indicativa | Conto Termico 3.0 (stima) | Detrazione 2026 (valore) | Scelta consigliata |
|---|---|---|---|---|
| Pensionato, villetta zona E | 14.000 € | 6.000-8.000 € in pochi mesi | 7.000 € in 10 anni (se capiente) | Conto Termico |
| Famiglia, abitazione principale a Monza | 14.000 € | 5.000-7.000 € in pochi mesi | 7.000 € in 10 anni | Detrazione 50% (se IRPEF capiente) |
| Seconda casa, zona F | 13.000 € | 6.500-8.000 € in pochi mesi | 4.680 € in 10 anni | Conto Termico |
Non sai quale incentivo conviene a te?
Richiedi il preventivo gratuitoSi possono cumulare gli incentivi con il fotovoltaico?
Domanda che riceviamo ogni settimana: "posso prendere il Conto Termico per la pompa di calore e la detrazione per il fotovoltaico?". La risposta è sì, perché sono spese diverse. Il divieto di cumulo vale sulla stessa spesa: non puoi chiedere due incentivi per la stessa pompa di calore, ma puoi tranquillamente incentivare la pompa di calore con il Conto Termico 3.0 e l'impianto fotovoltaico con la detrazione (50% sull'abitazione principale se sei proprietario o titolare di un diritto reale, 36% negli altri casi, per le spese sostenute entro il 31/12/2026). È la combinazione che consigliamo più spesso. Le fatture devono però essere chiaramente separate per intervento: è la documentazione che tiene distinte le due spese.
L'abbinata ha anche una logica tecnica fortissima. La pompa di calore sposta il riscaldamento dal gas all'elettricità; il fotovoltaico produce quella elettricità a costo quasi zero nelle ore di sole. Con la fine dello Scambio sul Posto, l'energia immessa in rete vale poco: massimizzare l'autoconsumo è diventata la strategia vincente, e una pompa di calore che lavora di giorno è il modo migliore per consumare in casa l'energia del tetto, eventualmente con un accumulo.
C'è poi la strada delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): l'energia condivisa riceve una tariffa incentivante ventennale, che si somma ai benefici dell'autoconsumo. Per chi elettrifica il riscaldamento in un condominio o in un piccolo comune del Nord, la CER può aggiungere un flusso di ricavi che accorcia ulteriormente il rientro dell'investimento complessivo pompa di calore + fotovoltaico.
Quanto costa una pompa di calore e in quanti anni si ripaga
Parliamo di cifre, con la doverosa premessa che ogni casa fa storia a sé e i valori qui sono indicativi. Per una pompa di calore aria-acqua destinata a una casa del Nord Italia, chiavi in mano (macchina, installazione, bollitore per l'acqua calda, adeguamenti idraulici e pratica), la taglia che abbiamo a listino è quella da 8 kW, con un prezzo tra 9.400 e 10.700 euro IVA 10% inclusa: l'estremo basso è la configurazione essenziale, quello alto comprende bollitore o puffer da 200 litri e termoregolazione evoluta. Per le taglie superiori, che dimensioniamo di volta in volta, i range di mercato tipici sono 11.000-15.000 euro per 10-12 kW e 14.000-18.000 euro per 14-16 kW. La forbice dipende dalla marca, dalla complessità dell'impianto esistente e dai terminali (radiatori, fancoil o pavimento radiante).
Sul fronte risparmio, una pompa di calore ben dimensionata taglia i costi di riscaldamento del 40-60% rispetto a una caldaia a metano, e ancora di più rispetto a gasolio e GPL. Esempio tipo: villetta da 120 mq in provincia di Bergamo, spesa attuale a metano di circa 1.800 euro l'anno tra riscaldamento e acqua calda. Con la pompa di calore la spesa elettrica equivalente scende indicativamente a 900-1.100 euro: un risparmio di 700-900 euro l'anno, che sale oltre i 1.200 se abbini il fotovoltaico.
Mettendo insieme incentivo e risparmio, il tempo di rientro tipico è di 4-7 anni: con il Conto Termico che rimborsa subito una fetta importante della spesa, il capitale realmente investito si riduce e il payback si accorcia. Con la detrazione 50% il rientro contabile è simile ma più diluito nel tempo. Oltre l'orizzonte economico, c'è il valore dell'immobile: una casa che passa in classe energetica superiore vale di più e si vende meglio, un fattore sempre più pesante nel mercato lombardo.
E se la tua casa non è adatta alla pompa di calore? Succede: radiatori sottodimensionati, isolamento scarso, spazi esterni impossibili. In quei casi la soluzione può essere un sistema ibrido (pompa di calore + caldaia a condensazione che interviene solo nei picchi di freddo) oppure, dove l'elettrificazione non ha senso economico, una caldaia a condensazione moderna. Un sopralluogo serio serve esattamente a questo: dirti la verità sul tuo edificio, non a venderti la tecnologia del momento.
| Taglia impianto | Costo chiavi in mano IVA 10% inclusa (indicativo) | Conto Termico 3.0 (stima zona E) | Detrazione 50% abitazione principale |
|---|---|---|---|
| 8 kW, a nostro listino (appartamento/casa piccola) | 9.400-10.700 € | 3.500-5.500 € | 4.700-5.350 € in 10 anni |
| 10-12 kW (villetta media) | 11.000-15.000 € | 4.500-7.000 € | 5.500-7.500 € in 10 anni |
| 14-16 kW (casa grande/bifamiliare) | 14.000-18.000 € | 6.000-8.500 € | 7.000-9.000 € in 10 anni |

Perché al Nord Italia il Conto Termico rende di più
Il Conto Termico calcola l'incentivo anche in base alla zona climatica: più la zona è fredda, più ore all'anno l'impianto lavora, più alto è il coefficiente che moltiplica il contributo. Quasi tutta la Lombardia e le regioni limitrofe ricadono in zona E (Milano, Monza, Bergamo, Brescia, Varese, Como, Novara, Piacenza), mentre le zone di montagna — Sondrio e le valli alpine, l'Appennino più alto — sono in zona F, quella con i valori massimi in assoluto.
Questo significa che, a parità di macchina e di spesa, un cliente di Lecco riceve dal GSE un contributo sensibilmente più alto di uno di Palermo. Ed è anche il motivo per cui i confronti "nazionali" che trovi online spesso sottostimano quanto puoi ottenere: se leggi "il Conto Termico copre in media il 40%", sappi che quel dato mescola climi diversissimi. Al Nord, con una pompa di calore ad alta efficienza e una pratica ben fatta, i massimali riconosciuti crescono e la quota di spesa effettivamente coperta si avvicina ai valori più alti — restando comunque un risultato da verificare con la simulazione, non una percentuale garantita sulla fattura.
C'è un secondo effetto, ancora più concreto: al Nord si riscalda per 5-6 mesi l'anno, quindi il risparmio annuale in bolletta è più alto che altrove, e il tempo di rientro si accorcia due volte — incentivo maggiore e risparmio maggiore. È la combinazione che rende la pianura padana e le prealpi il territorio dove la pompa di calore, oggi, ha i numeri migliori d'Italia.
- Zona E (Milano, Monza, Bergamo, Brescia, Como, Varese, Torino): coefficienti alti, con una copertura della spesa che nelle nostre simulazioni si colloca spesso intorno al 40-55%
- Zona F (Sondrio, valli alpine, alta montagna): coefficienti massimi, il caso più favorevole in assoluto
- Più ore di riscaldamento = più risparmio annuo rispetto al gas = rientro dell'investimento più rapido
L'incentivo migliore non è quello con la percentuale più alta sulla carta: è quello che incassi davvero, nei tempi giusti per te. Prima si sceglie lo strumento, poi si sceglie l'impianto.
Come richiedere l'incentivo senza errori: chi fa la pratica
La parte burocratica è dove si vincono o si perdono migliaia di euro. Gli errori più comuni che vediamo: pratica GSE presentata fuori termine o con documentazione tecnica incompleta (e il Conto Termico viene respinto), bonifico ordinario al posto del bonifico parlante (e la detrazione salta), comunicazione ENEA dimenticata, apparecchio non presente nei requisiti di efficienza richiesti. Nessuno di questi errori è recuperabile a lavori pagati: la prevenzione è tutto.
Il flusso corretto per il Conto Termico 3.0 passa dal Portaltermico del GSE: la richiesta va presentata dopo la conclusione dei lavori, entro i termini previsti, con schede tecniche, certificazioni della pompa di calore, foto dell'intervento e prova dello smaltimento del vecchio generatore. Per le detrazioni servono invece fatture e bonifici corretti fin dal primo acconto, più l'eventuale comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. In entrambi i casi, chi installa deve essere un'impresa abilitata che rilascia la dichiarazione di conformità.
Il nostro consiglio da consulenti è semplice: non separare mai la scelta dell'impianto dalla gestione dell'incentivo. Con SEI il percorso è unico — sopralluogo gratuito, verifica di quale incentivo rende di più nel tuo caso, preventivo chiaro con l'incentivo già stimato, installazione con partner qualificati del Nord Italia e pratica seguita fino all'accredito. Tu firmi un progetto, non una scommessa.
- Sopralluogo tecnico: verifica di casa, impianto esistente, terminali e zona climatica
- Analisi incentivi: confronto in euro tra Conto Termico 3.0 e detrazione sul tuo profilo fiscale
- Preventivo con incentivo stimato: sai prima quanto spendi e quanto recuperi
- Installazione a regola d'arte da impresa abilitata, con tutte le certificazioni
- Pratica GSE o ENEA gestita per te, fino all'accredito del contributo o alla prima rata detratta
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